Al buio si pensa meglio.
Già, era decisamente buio, tanto che non vedevo assolutamente niente. Nessuno vedeva niente.
Si pensa meglio, pensai, e quindi stavo pensando. O viceversa.
A dire il vero pensavo che al buio si pensa meglio perché era buio e pensavo.
Ma nessuno dei miei pensieri mi calmava; ero agitato e quello che pensavo mi agitava ancor di più. Ero agitato da quando avevo ripreso conoscenza, anche se fu una cosa graduale e che lascia poca memoria di sé.
Tanto che ebbi dei dubbi: forse al buio si pensa meglio quando si è soli. Però... d'altronde il buio rende solitario anche un ambiente affollato, soprattutto se nessuno fiata.
E nessuno fiatava. Ognuno stava al buio e, supposi e suppongo tuttora, pensava.
Io pensavo, e non ero tranquillo.
Cosa pensassi non saprei riorganizzarlo in un discorso coerente, quando si pensa al buio e in una affollata solitudine i pensieri sono tanti, contemporanei e ramificati, e seguirne il filo a posteriori è difficile, nonché inutile.
Ricordo però che tra i miei pensieri alcuni erano più chiari e insistenti. Uno in particolare: come ero finito lì?
Beh, anche il domandarmi chi fosse tutta quella gente della quale sentivo la presenza, presenza di cui ero certo, e che era senz'altro sveglia ma non emetteva suoni era tra i pensieri ricorrenti, ma il come mi incuriosiva di più.
Quindi, dato che al buio si pensa meglio e io ero al buio, cercai di dirigere i miei pensieri a cercare di capire o ricordare come fosse successo e cosa fosse successo. O il contrario.
Ecco perché al buio si pensa meglio, perché quando capisci qualcosa è come vedere un lampo, una strana luce, ed effettivamente quando la mia mente cominciò a ricordare, e forse un po' capire, io vidi nella mia testa questo lampo. Certo, con la luce difficilmente si riesce a riconoscere un'illuminazione, un'epifania, ma al buio la cosa è chiara e lampante.
La luce, un'altra luce più terrena e materiale, mi abbagliò dolorosamente. Mentre i miei occhi si abituavano e mi riprendevo dal trauma cominciai a distinguere le cose, prima confusamente, poi in modo sempre più definito. La mia comprensione seguiva pigramente i progressi dei miei occhi, con mio grande fastidio.
Intanto nessuno parlava, sospettai che avessero tutti pensieri simili ai miei e mi meravigliai di quanto fossero simili le reazioni di tante persone diverse sottoposte agli stessi stimoli.
Io però presi una decisione in quel momento, non so se o quanti altri possano averlo fatto. E non mi interessa.
Mi dissi: mai più. E tenni fede al mio intento.
Postfazione
La domanda logica è: ma di che cazzo stai parlando?
La risposta ovvia è: niente, sono andato a cazzo.
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