Nel buio della cantina splendeva fastidiosamente lo schermo del computer. Il dottore lo aveva assemblato secondo dei precisi criteri ed era adeguato alle sue necessità. Alla luce del monitor si vedevano numerosi cavi fuoriuscire dal computer e inserirsi nei punti chiave dello strano macchinario che si intravedeva dietro il monitor stesso.
Era una cantina strana, simile a quelle che si vedono nei film con scienziati pazzi o geni incompresi, con la differenza che ogni oggetto in quel disordine organizzato aveva una sua funzione ed era stato acquistato con fondi universitari.
La semioscurità aveva una sua utilità, se il dottore avesse acceso la luce la cantina si sarebbe rivelata un normale laboratorio universitario senza finestre, in cemento armato e con una porta blindata. Ma la penombra lo rendeva uguale in tutto e per tutto ad una vecchia cantina.
Il dottore smise di digitare lentamente alla tastiera; i dati generici erano stati inseriti e le indicazioni necessarie erano note al computer. Controllò uno ad uno i cavi, si avvicinò alla sua macchina ed evitando di accendere la luce strinse le ghiere di cui era munita. Era un oggetto semisferico a base piatta che poggiava su un tronco di cono rovesciato, munito di quattro gambe che ne garantivano la stabilità ed era ricoperto di connettori, cavi e potenziometri. O almeno questo era il suo aspetto, in realtà era molto di più.
Ripeté l'operazione altre due volte, controllò la corretta chiusura della porta e spense un paio di apparecchi sul bancone alle sue spalle scollegandoli anche dalla rete elettrica.
Soddisfatto, il dottore azionò alcuni interruttori collegati alla macchina e si rimise seduto davanti al computer.
Il ronzio era lieve ma udibile, il dottore indossò degli occhiali-monitor con i quali pilotare il computer senza inquinare con la luce l'ambiente e spense il monitor: il buio era totale.
Esitò con il puntatore ondeggiante su START e stette così per alcuni attimi. Poi inspirò diede il via all'esperimento.
Spense gli occhiali, li tolse e rimase nella completa oscurità ad aspettare. Nell'aria si sentiva odore di ozono e adrenalina. Il dottore pazientava e sentiva il suo cuore più forte del ronzio della macchina.
Si impose la calma e rimase immobile, al buio, evitando di pensare. Il tempo passava. Non successe un cazzo.


