lunedì 30 novembre 2009

Il dottore



    Nel buio della cantina splendeva fastidiosamente lo schermo del computer. Il dottore lo aveva assemblato secondo dei precisi criteri ed era adeguato alle sue necessità. Alla luce del monitor si vedevano numerosi cavi fuoriuscire dal computer e inserirsi nei punti chiave dello strano macchinario che si intravedeva dietro il monitor stesso.


    Era una cantina strana, simile a quelle che si vedono nei film con scienziati pazzi o geni incompresi, con la differenza che ogni oggetto in quel disordine organizzato aveva una sua funzione ed era stato acquistato con fondi universitari.


    La semioscurità aveva una sua utilità, se il dottore avesse acceso la luce la cantina si sarebbe rivelata un normale laboratorio universitario senza finestre, in cemento armato e con una porta blindata. Ma la penombra lo rendeva uguale in tutto e per tutto ad una vecchia cantina.


    Il dottore smise di digitare lentamente alla tastiera; i dati generici erano stati inseriti e le indicazioni necessarie erano note al computer. Controllò uno ad uno i cavi, si avvicinò alla sua macchina ed evitando di accendere la luce strinse le ghiere di cui era munita. Era un oggetto semisferico a base piatta che poggiava su un tronco di cono rovesciato, munito di quattro gambe che ne garantivano la stabilità ed era ricoperto di connettori, cavi e potenziometri. O almeno questo era il suo aspetto, in realtà era molto di più.


    Ripeté l'operazione altre due volte, controllò la corretta chiusura della porta e spense un paio di apparecchi sul bancone alle sue spalle scollegandoli anche dalla rete elettrica.


Soddisfatto, il dottore azionò alcuni interruttori collegati alla macchina e si rimise seduto davanti al computer.


    Il ronzio era lieve ma udibile, il dottore indossò degli occhiali-monitor con i quali pilotare il computer senza inquinare con la luce l'ambiente e spense il monitor: il buio era totale.


Esitò con il puntatore ondeggiante su START e stette così per alcuni attimi. Poi inspirò diede il via all'esperimento.


Spense gli occhiali, li tolse e rimase nella completa oscurità ad aspettare. Nell'aria si sentiva odore di ozono e adrenalina. Il dottore pazientava e sentiva il suo cuore più forte del ronzio della macchina.


    Si impose la calma e rimase immobile, al buio, evitando di pensare. Il tempo passava. Non successe un cazzo.


martedì 24 novembre 2009

Salutando Cesare Battisti

Pentito

Sconto di pena
per utile verità
crea e ricorda
con funzionale fede.
E il debito
per interposta persona
sarà pagato, sete placata.

Scioglilinguagnolo a capocchia

Irrompesti prorompente
entro l'antro del mio cor,
poscia fragorosamente
l'infrangesti e infrangi ognor.

Uno stupido cupido
pur la milza m'infilzò,
né sul viso un sol sorriso
troppo presto rivedrò.

Ma danzando una donzella
forse scorse proprio me,
se la vita sarà bella
lo dovrò soltanto a te.

(e chi non la capisce fa i bucchini)

domenica 22 novembre 2009

Risultati primo sondaggio

Geniale
  16%
 
Un genio
  33%
 
Un genio al di sopra della media dei geni
  83%
 
Genialmente geniale
  50%
 

venerdì 20 novembre 2009

Poesiola

Alluce valgo
di te non pago
stai diventando
alluce vago.

lunedì 16 novembre 2009

I racconti del vecchio blog sesta puntata

 Il principe errante

C'era una volta un principe. Egli era alto, biondo, con un gran mantello azzurro e cavalcava un bianco destriero. Tutti amavano il principe, e il re suo padre ne era molto fiero. Anche la regina ne era molto fiera. E tutti i sudditi.
Un giorno il principe decise che la vita non avrebbe meritato di essere vissuta se non avesse fatto un po' di esperienza nel mondo e quindi, tra le lacrime dei due sovrani (pur sempre genitori), partì.
Lo vanno ancora cercando.

- - -

Questa non me la ricordavo, riporto totalmente:

sono molto stanco
 mi è venuto solo questo
 Sandigrinno e Fratalinna erano una coppia molto affiatata: lui era pneumologo e lei pediatra o un'altra di quelle altre specializzazioni stupide che fanno le femmine.
Insomma, stavano bene insieme e, grazie ai loro stipendi immeritatamente alti, decisero che non sarebbe stata una cosa così stupida sposarsi.
Era una calda giornata di maggio e stavano entrambi finendo il loro turno di lavoro all'ospedale universitario "Mamma del Carmine". La saletta dei medici era però ben condizionata ed erano soli:
- Dici che piacerò a tuo padre? Sono un po' teso per questa serata che si prospetta. -
- Non devi sposare lui, devi sposare me! Non preoccuparti e non dire parole come "prospetta" in sua presenza. -
- E perché? - Disse lui leggermente inquieto.
- Perché sembri un cretino -
Non c'era acredine nella sua risposta, Fratalinna era una ragazza molto pratica e diceva sempre quello che pensava.
Usciti dall'ospedale presero la loro potente autovettura e si schiantarono contro un'anomalia spazio-temporale nota sotto il nome di "palo della luce".
"Due in meno", pensarono i loro colleghi mentre
 contriti partecipavano ai loro funerali.
Il padre di Fratalinna disse che mai avrebbe prospettato una simile fine per la figlia.

giovedì 12 novembre 2009

Soli

Quando furono soli
si sentirono realmente soli.
Quindi si lasciarono
e furono soli.
Che perdita di tempo.

lunedì 9 novembre 2009

Alba dal mare due




Ma mi scoccio di raddrizzarla.

Perché scriverlo? Mi sembra perfetto così!

[10:09:43] Tafano dice:
Mi dii un'idea per un racconto brevissimo
[10:10:02] ^o) °xIlGianlux° ® dice:
un uomo scorreggia in un bus
[10:10:05] ^o) °xIlGianlux° ® dice:
vuoto
[10:10:24] Tafano dice:
bello, pieno di implicazioni psicologiche
[10:10:29] Tafano dice:
e filosofiche
[10:10:41] ^o) °xIlGianlux° ® dice:
come mai il bus è vuoto?
[10:10:46] ^o) °xIlGianlux° ® dice:
è l'ora di punta
[10:10:50] ^o) °xIlGianlux° ® dice:
e chi guida?
[10:11:04] ^o) °xIlGianlux° ® dice:
è un racconto del terrore
[10:11:08] Tafano dice:
e soprattutto: perché il tizio si vergogna lo stesso?
[10:11:14] ^o) °xIlGianlux° ® dice:
bene
[10:11:24] ^o) °xIlGianlux° ® dice:
mi sembra che possa andare
[10:11:47] Tafano dice:
appena mi fa un po' meno di fatica (mfupmdf) lo scrivo
[10:11:58] ^o) °xIlGianlux° ® dice:
lo cuoterò

Alba dal mare


venerdì 6 novembre 2009

Ti piace il presente storico?

(eiaculazione veloce che provvedo a pulire sul blog, deriva da un post perso)

   Lascio queste parole in un ultimo, tenue, guizzo di ciò che resta della mia socialità, o di ciò che ne sopravvive. Forse la solitudine totale non è fatta per l'uomo, benché dia la pace e la libertà che egli insegue inutilmente fino alla sua definitiva resa, unica vittoria possibile.
   Chi sia il destinatario di ciò che scrivo non lo so, ma per fortuna non devo dare conto a nessuno delle mie illusioni per quanto possano essere illogiche. Quindi io scrivo per te che leggi, che tu esista o no, o più probabilmente per me. Che io esista o no.
E comincio a narrare.

   Era un mercoledì, ed era una mattina assolata. Mi svegliai tanto ben riposato che pensai subito di aver fatto tardi. Però il silenzio era così totale e innaturale che mi tranquillizzai subito; una pace così non si ha che durante le primissime ore del mattino. Anche la casa era silenziosa, mi sono svegliato per primo, che strano.
   Tanta luce dalle finestre, tanto silenzio. Osservo pigramente i mutevoli disegni di polvere colorati dal sole che sgorga tra le tende ma per poco. Mi alzo. La radiosveglia non mi comunica nessun orario, ecco perché tanto silenzio, manca la corrente elettrica. L'orologio della cucina segna le 11:30, sono già usciti tutti. Va bene, ormai ho fatto tardi, prepariamoci con calma.
   Uscendo dalla doccia (gelata, porca miseria, ma quando torna la corrente?), continuo ad aspettarmi un rumore qualsiasi ma non sento niente. Parlo ad alta voce per testare il mio udito e mi sento stupido.
   Esco dalla porta di casa, tre mandate, le scale, nessuno, il portoncino (non funziona? ah già, devo usare la chiave), la strada. Nessuno.

   Nessuno, niente di niente, nessun suono, nessun rumore, non un uomo, una donna, un'automobile, il cane di quartiere non c'è, il tabaccaio è chiuso, tutto è chiuso, non c'è niente. Che sia domenica? No, non è domenica, e poi questo deserto non c'è la domenica. E le macchine dove sono? E i maledetti motorini?
   Cammino e comincio a sentire i primi suoni. I primi che io resca a sentire, e sono il vento, l'eco dei miei passi, il mio respiro, le foglie degli alberi, il ronzio di un insetto. In una città: che fenomeno curioso eppure ovvio.
   Cammino, cammino chilometri, percorro strade che conosco e che mi paiono più belle, grandi, giro per ore. Mi spaventa il fatto che io non provi paura, ma pace, tanta pace, e non mi va di fare niente. Cammino, e vado dove voglio, e rompo una vetrina per il gusto di farlo, con una sbarra di acciaio trovata nella spazzatura. Ed entro e mangio mezza cassata, il resto lo lascio lì. Poi esco e vado nel giardino dell'università, ed è bello, mi sdraio sull'erba e mi sforzo di non pensare.

   "...IME RICOSTRUZIONI IL PICCOLO, DI DUE ANNI, ERA CON I GENITORI QUANDO È AVVENUTO IL FATTO, MA GLI INQUIRENTI..." click. Radiosveglia, ti odio. Rumore di traffico, profumo di caffè, un po' di luce sporca le tende. Un sogno, un cavolo di sogno.
   Sì, un sogno, la pace... che sonno. Mi metto seduto.
Era un sogno, questa storia non l'ho mai vissuta, ma per fortuna non l'ho mai scritta.
 

martedì 3 novembre 2009

I racconti del vecchio blog quinta puntata

Cazzata notturna

Sudore, buio, odore di chiuso, rumori di strada, umidità. Un muro che trasuda, sporcizia per terra, una porta sfondata.

Seggo per terra non mi importa, mi sbavo addosso e non mi importa, entra un po' di luce dalle finestre malamente sprangate da poche assi, entra odore di esterno e qualche voce, il posto è invisibile, io sono invisibile.

Aspetto che passi, non tarderà, ho portato il formaggio, aspetto.

Eccoti amore! Tu sì che mi capisci, e non dare retta a chi ti chiama zoccola!



Racconto a richiesta

Il vento tra le foglie

Elisa camminava nel giardino. Il tempo era bello, i fiori fiorivano, gli uccelli cinguettavano, il sole scaldava la pelle.

Nel silenzio generale di udiva solo lo stormire delle foglie, ma leggero, come un dolce fruscio che accarezzava l'udito.

Elisa era felice, quella stessa sera il suo ragazzo la venne a trovare e lo fecero tre volte.

Il giorno dopo Elisa era di nuovo nel giardino, e c'era il suo ragazzo. Lo fecero tra le foglie, e lui disse di amarla.

Elisa decise di sposarlo prima che cambiasse idea, ed andarono ad abitare in una casa col giardino e si sentivano le foglie mosse dal vento.

Fine


commento dell’autore: cazzo, è difficile scrivere col lieto fine

La Principessa Cettina

C'era una volta un re, amatissimo dal suo popolo.
Questo re aveva una figlia, bellissima e buonissima, e i principi di tutti i regni vicini e lontani volevano sposarla.
Allora il re organizzò un grande torneo: il vincitore avrebbe avuto in sposa la figlia del re, che si chiamava Cettina.
Cominciarono allora ad arrivare principi e cavalieri da ogni dove; cavalieri alti, principi bassi...
Vabbuo' tagliamo corto che mi caco il cazzo: quindi la principessa è scappata con un motociclista pregiudicato e a 17 anni era già al secondo aborto.
Il re ha venduto tutto ed ha apento uno strip-club a Las Vegas.
I principi si sono incazzati, si sono coalizzati ed hanno distrutto il regno dove nessuno più regnava, poi per festeggiare sono andati tutti a puttane nello strip-club dell'ex-re e facendogli fare un sacco di soldi e rendendolo il mafioso più potente di tutto il Nevada estendendo i propri affari alla droga e alla politica.
Questi morì di vecchiaia pochi anni dopo lasciando alla figlia un quadrilione di dollari, quindi Cettina ha lasciato il motociclista e si è messa con un cafone arricchito, e i loro figli sono diventati i viziati più volgari e antipatici di tutta la scuola.
E questa è la storia, e se non vi piace andate affanculo.