Era una fredda e cupa notte di inizio inverno. Il vento disegnava di polvere e sporcizia le buie stradine che separano i cadenti magazzini del porto. Strade deserte, fetide e spente a quell'ora.
Tony Scerpola udiva i suoi stessi passi risuonare come lontani, e il gelo che lo frustava alle caviglie gliene spiegò il motivo.
Una settimana di lavoro, di duro lavoro consistente soprattutto in tanto camminare, girare, cercare, aspettare, correre e ritornare aveva preceduto quella notte. E la stanchezza non usa risparmiare neanche quelli come Tony.
Mentre guardava pigramente ma con sprazzi di istintiva attenzioni i giochi di ombre e penombre che egli stesso e il porto proettavano intorno al suo cammino, aveva testa per pensare solo ad una cosa: casa.
Un'ombra tra e altre non lo sorprese per niente. Lucy Stutacandela era sempre lì, appoggiata al solito lampione. Quasi un dovere professionale, non essendoci anima viva né il benché minimo sospetto che sarebbe potuto arrivare qualche cliente.
Fossero così tutti i lavoratori! Ed era ammirazione vera quella che nutriva per Lucy, una stima poco condivisa dai suoi moralisti concittadini immorali ma forse per questo ancor più decisa.
Tony rallentò gradualmente e sorrise a Lucy, che rispondeva silenziosa al suo sorriso guardandolo maliziosa ma complice negli occhi. Due professionisti che lavorano per le stesse strade e si rispettano, due colleghi, potremmo dire amici.
Tony cercò di raddrizzare le spalle, cercando con questo gesto di spazzare via un po' di spossatezza, allargò il suo sorriso e capì di aver preso una decisione: prima di andare a dormire aggia chiava', afammocc...
Della polvere mulinò e si posò lentamente intorno ad un lampione sotto il quale non c'era più nessuno.
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